panorama messianico da gerusalemme
Identità e confessioni di fede dei discepoli ebrei di Yeshua Parte II
“Ma quando sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo,
ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire.” Giov. 16:13
Dr. Gershon Nerel

Se si guardano le pagine internet delle comunità e delle organizzazioni ebreo-messianiche, si nota una grande apertura nella presentazione delle confessioni di fede dei credenti israeliani in Yeshua. La maggior parte dei testi presenta il Messia Yeshua come Figlio di Dio e afferma che in Lui si sono compiute tutte le profezie messianiche dell’Antico Testamento. Nelle confessioni di fede scritte in ebraico l’attento lettore trova però raramente espressioni non bibliche come «Trinità» o frasi come «soltanto la Scrittura» (sola Scriptura). Viene invece nominata spesso la divina elezione di Israele e la certezza che il Signore compirà tutte le promesse fatte al suo popolo. In queste confessioni di fede ebraiche l’attuale Israele viene considerato come l’immediato successore dei Patriarchi e come il legittimo erede delle promesse e dei patti riferiti all’Israele biblico.
E’ interessante osservare che in molti testi riguardanti i fondamenti della fede l’identità dei credenti ebrei in Yeshua è descritta in modo negativo, come se si volesse accentuare quello che non sono. Si possono leggere frasi come queste: «Noi non siamo seguaci di una religione, ma credenti»; o: «La fede in Yeshua non è una religione autonoma, ma una diretta e naturale conseguenza del Tanach (Antico Testamento)»; o: «Noi non siamo una Chiesa (istituzione ecclesiastica), ma un’”assemblea messianica”». Si possono trovare perfino dichiarazioni come questa: «Noi non siamo notzrim (cristiani)». Con questo si vuol dire che «noi non siamo diventati non-ebrei, ma manteniamo la nostra ebraicità e il nostra eredità ebraica». In alcune confessioni di fede si tocca anche il tema del cambiamento di religione, e contemporaneamente si sottolinea che gli ebrei che credono in Yeshua non hanno cambiato religione, ma nella fede nel Messia hanno soltanto trovato la loro piena realizzazione e sono diventati veri ebrei.
Un’altra «dichiarazione negativa» suona così: «La comunità mondiale dei credenti in Yeshua non ha sostituito il popolo d’Israele». Evidentemente con questa dichiarazione ci si vuole opporre alla contrastata «teologia del diseredamento» (o teologia della sostituzione) che certi ambienti cristiani continuano a sostenere. In altri posti si può addirittura leggere: «Noi non ci sentiamo appartenenti al cristianesimo, che è diventato una religione isolata, distaccata dal popolo ebraico. Il movimento messianico è piuttosto figlio dell’ebraismo». In un altro caso si dice: «... noi non siamo sottoposti né a un Grande Rabbino né a un Papa».
Tali dichiarazioni parlano da sole. Alcune confessioni di fede parlano anche della «nostra sinagoga messianica», come nelle comunità «Rohe Israel» (Pastori d’Israele) a Gerusalemme e «Ohalei Rahamim» (Tende della Misericordia) nel nord del paese. Con queste denominazioni si vuole trasmettere il messaggio che queste comunità si considerano centri ebraici, le cui porte però sono aperte anche ai non-ebrei. Nei membri della comunità questa identità «sinagogale» si manifesta anche nell’osservanza di determinate tradizioni rabbiniche (Halacha), nella misura in cui non sono in contrasto con l’Antico e il Nuovo Testamento. Tra queste si trovano, per esempio, la lettura della porzione settimanale della Torà e l’uso di preghiere tratte dal Siddur, il libro di preghiera ebraico. In molti casi tuttavia l’identità espressa nelle diverse confessioni di fede non è ancorata a versetti della Bibbia o a concetti biblici. Nella presentazione del patrimonio dottrinale e della pratica di fede, i redattori di queste dichiarazioni si prendono la libertà di non appoggiarsi esplicitamente sulla Bibbia.
E’ anche interessante notare che le confessioni di fede dei credenti israeliani in Yeshua fanno risaltare il significato centrale del popolo e della terra d’Israele nel piano di Dio per gli ultimi tempi. Si stanno avvicinando gli ultimi giorni della storia del mondo perché nei secoli passati molte profezie bibliche si sono adempiute. Nell’imminente ritorno di Yeshua dal cielo, tutto Israele lo accoglierà come Redentore, con profondo cordoglio per il rifiuto degli ultimi due millenni (ved. Zaccaria 12:10).
Anche quello che in queste confessioni di fede è tralasciato riguardo alla fede e all’identità è significativo. Un esempio è il mancato accenno ai comandamenti (ebr. Mitzvot) dello stesso Yeshua contenuti nei Vangeli e nell’Apocalisse. Yeshua invita spesso i suoi discepoli ad attenersi ai suoi precetti e a osservarli quotidianamente sul sentiero della verità. Egli dice per esempio: «Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore... » (Giovanni 15:10). Anche se la redenzione attraverso il perdono dei peccati è possibile soltanto per grazia e fede, il nostro Signore sottolinea quanto sia importante l’osservanza dei suoi numerosi comandamenti riportati in modo dettagliato nella sua Parola. Solo questi comandamenti del Signore Yeshua, così chiaramente formulati, conferiscono significato ad una vera identità messianica, sia per i suoi discepoli ebrei, sia per quelli non ebrei.
Le confessioni di fede delle comunità e delle organizzazioni ebreo-messianiche di Israele che si trovano sulle pagine di internet mostrano una crescente trasparenza nella presentazione delle dottrine di fede, ma anche una crescente fiducia di sé. Questo si manifesta anche nella decisione con cui si difende la fede in Yeshua come Messia da una parte (apologetica), e nella disponibilità alla discussione su opinioni differenti (polemica) dall’altra. Naturalmente l’intera verità biblica si trova sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento. Per questo dobbiamo lasciarci condurre in questa verità dallo Spirito Santo.