| Chiamata
di Mezzanotte - Italia |
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Ancora
dolore in Iraq
Sopratutto
negli Stati Uniti, si fanno sempre più forti le voci che richiedono il
ritiro delle truppe dei soldati americani dall’Iraq. Le elezioni del novembre
scorso hanno dimostrato che le decisioni in politica estera del Presidente
George W. Bush sono state la principale causa della sua perdita di consensi.
Al contrario, alcuni paesi europei sembrano voler agire diversamente.
Un
giornale piuttosto noto nel mondo ha dichiarato: «Il presidente della
Repubblica tedesca, Horst Köhler, richiede maggior coinvolgimento delle
truppe europee in Iraq. Laggiù la guerra ha portato ad una situazione
disastrosa, sostiene Köhler... Ma le conseguenze di ciò non riguardano
solo gli americani. Il presidente ha insistito affinché gli europei cercassero
di stabilire un dialogo con gli USA in merito alla questione della guerra,
sottolineando l’importanza delle relazioni transatlantiche. Egli afferma
che ‹si tratterà di una nostra responsabilità comune – e della presa di
coscienza del fatto che la responsabilità ha anche un prezzo oltre che
un valore›. Fino ad oggi, gli europei si sarebbero sottratti al loro dovere.
I tempi della ‹coalizione della gente di buona volontà› condotti dagli
USA sarebbero ormai conclusi. Ci dovrebbe essere una ‹coalizione di coloro
che comprendono›, ha dichiarato Köhler. Negli USA é sempre in aumento
il numero di coloro che hanno compreso che l’America non può risolvere
da sola ed autonomamente il grosso problema dell’Iraq. Senza la Russia
e la Cina, la stabilità globale non sarebbe possibile a causa delle nuove
coordinate della politica mondiale. Riguardo al problema in Iraq, ognuno
dovrebbe fare la propria parte. Gli europei dovrebbero giocare a carte
scoperte. Nel loro interesse, non dovrebbero permettere che nella regione
regni il caos che fino ad oggi ne é stata la principale caratteristica.
Senza un serio programma economico e sociale di ricostruzione di questo
paese ormai devastato, non si uscirà
mai dalla crisi . Questo comporterà certamente dei rischi e costerà forse
molto, ma l’alternativa sarebbe in ogni caso peggiore. Altri politici
tedeschi allo stesso modo contano su delle offerte di cooperazione rinforzate
da parte degli americani all’Europa nei conflitti internazionali. Certamente,
il presidente della Commissione internazionale Ruprecht Polenz, ha posto
come condizione iniziale la realizzazione di investimenti nella ricostruzione
irachena, per poi poter contare su una situazione di maggiore sicurezza
e stabilità.1 Invece del ritiro delle truppe, cosa che lascerebbe in crisi
l’Iraq, questo territorio pone un problema alle nazioni affinché esse
non vengano coinvolte. E’ sempre più evidente il fatto che l’Iraq é un
problema non solo degli iracheni, ma una questione di livello internazionale,
che non coinvolge solo gli USA e l’Europa ma anche la Russia e la Cina.
Dovrebbe esserci un nuovo coordinamento della politica mondiale concentrato
su questo problema, e uno di suoi principali obiettivi dovrebbe essere
la ricostruzione del paese. Secondo me, quello che sta accadendo é una
manifestazione evidente della forza della profezia biblica che parla di
una grande Babilonia che si trovava nella regione dell’attuale Iraq e
che si stabilirà nuovamente lì. Le nazioni sono sotto il giogo di Babilonia
e vengono spinte in maniera non troppo evidente verso qualcosa che porterà
inesorabilmente alla fine dei tempi.Questa città eserciterà la sua autorità
«sui Re della terra» (Apocalisse 17:18) – ed é probabile che l’anticristo
avrà il suo trono nell’ultima grande Babilonia. In quel luogo si riuniranno
le alte sfere della religione, della politica e dell’economia mondiali
e sarà il tempio dell’anticristo. In Apocalisse 18, Babilonia come città
viene citata sei volte sebbene il nome Babilonia compaia tre volte. Si
tratta infatti di un tema che non va preso alla lettera. In questo capitolo
viene detto che i vertici della politica mondiale (v. 9-10) da un lato,
e i leader del commercio internazionale dall’altro, si lamenteranno della
rovina della futura Babilonia vedendo la loro forza e il loro potere sparire.
• Satana fa cadere nel peccato la prima coppia di esseri umani;
• il primo dominatore (Nimrod) si presenta come prototipo dell’anticristo
(Genesi10:9-10);
• la torre di Babele venne costruita (Genesi. 11) essendo pensata come
un prototipo della gobalizzazione, dell’unione delle nazioni (ONU) oltre
che come ribellione contro Dio;
• prese vita un regno di Babilonia che distrusse il tempio ebraico. Questa
regione é come un filo rosso che attraversa tutta la Bibbia e tutt’oggi
rappresenta la lotta di Satana contro Dio. Sono piuttosto persuaso dell’idea
che questo piccolo pezzo di terra giocherà un ruolo importante nel combattimento
che Satana avrà contro Gesù Cristo. E lo scenario di oggi sembra proprio
un’anteprima dello scenario che vedremo negli ultimi tempi. Per quanto
riguarda la conquista dell’antica Babilonia di Nebucdenesar da parte dei
Persiani, è scritto: «Ed ecco venire un carro con un uomo e due cavalli.
Quello gridava: Caduta, caduta é Babilonia! E tutte le immagini scolpite
dei suoi déi sono frantumate al suolo!» (Isaia 21:9). In riferimento a
ciò, leggiamo in merito alla distruzione finale di Babilonia: «Egli gridò
con voce potente: «È caduta, è caduta Babilonia la grande! È diventata
ricettacolo di demòni, covo di ogni spirito immondo, rifugio di ogni uccello
impuro e abominevole» (Apocalisse 18:2). Questo passo ci mostra chiaramente
che la sconfitta finale di Babilonia deve ancora venire e che avrà luogo
alla fine dei tempi, poco prima del ritorno di Cristo. Come c’é stata
una babilonia in senso letterale, ce ne sarà di nuovo una negli ultimi
tempi. Tutta la potenza demoniaca si rivelerà alla fine dei tempi in una
Babilonia ricostruita e dominerà un mondo che si é allontanato da Dio.
Ma dopo la rovina di Babilonia ecco cosa accadrà: « …Dopo queste cose,
udii nel cielo una gran voce come di una folla immensa, che diceva: «Alleluia!
La salvezza, la gloria e la potenza appartengono al nostro Dio!» (Apocalisse
19:1).
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